I miei primi passi nella fotografia ragionata sono stati in solitarie domeniche in cui dalla provincia mi recavo a Milano in macchina, e sul sedile del passeggero oltre la reflex stava aperto  “Ritratti di fabbriche” di Gabriele Basilico.
Una copia originale trovata in un mercatino, con la sua mappa,  come in una caccia al tesoro mi portava nei luoghi dove circa 30 anni prima il fotografo laureato a quello stesso Politecnico da me frequentato allora,  a cercare i sedimenti del mondo industriale  nella città, mentre già questa iniziava a morire e ad essere smantellata a favore del terziario.
In quegli anni stava iniziando la già seconda crisi del nostro "giovane" secolo, e  cercavo quelli che già parevano i reperti archeologici dei luoghi di lavoro che andavano scomparendo  inesorabilmente dal nostro paese, trovandomi non di rado a passare davanti ai picchetti di lavoratori di fronte alle loro morenti aziende.
Quelle stesse sedi industriali storiche, prima sontuosi e austeri templi, che  stavano magari trasformando transitoriamente in call center , prima che anche questi venissero trasferiti in qualche nazione dove i salari fossero ancora più bassi,
o centri commerciali.
Trovavo un pezzo della mia storia, delle mie radici, il presente del mio paese e il futuro del mio mondo, mentre  la nostra coscienza e forza collettiva nata in quegli edifici nati per il  lavoro si parcellizzava e disperdeva fino a scomparire.